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Gay & Bisex

L’Oratorio dopo il Vespro


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
06.05.2026    |    4.949    |    19 9.6
"Il rumore osceno della carne che sbatteva riempiva la stanza: slap… slap… slap… «Ti piace farti fottere dal tuo parroco, eh? Dimmi..."

Era una sera di fine primavera, l’oratorio di San Giovanni era quasi deserto. Le partite di calcetto erano finite da un pezzo e i ragazzi più giovani erano già tornati a casa. Restava solo Marco, diciotto anni da tre mesi, alto, magro, con i capelli castani arruffati e un sorriso timido che nascondeva una curiosità che non riusciva più a tenere a freno.
Don Alfredo, sessantasette anni, era il parroco da quasi vent’anni. Alto, ancora robusto, con i capelli bianchi corti e una voce profonda che sapeva essere dolce e autoritaria allo stesso tempo. Quella sera indossava solo la camicia nera con il collarino slacciato e i pantaloni della tuta grigi, dopo aver aiutato a riordinare il magazzino.
«Marco, vieni ad aiutarmi a chiudere la sala giochi?» chiese il prete dal corridoio buio.
Il ragazzo annuì, il cuore che batteva forte. Entrarono nella stanza piccola sul retro, quella con il divano sfondato e le tende pesanti che non lasciavano filtrare la luce dei lampioni.
Don Alfredo chiuse la porta a chiave. Il clic risuonò forte nel silenzio.
«Lo sai perché ti ho chiesto di restare, vero?» disse piano, avvicinandosi.
Marco deglutì. «Sì… credo di sì.»
L’uomo più anziano gli posò una mano grande e calda sulla nuca, attirandolo a sé. Le loro bocche si incontrarono in un bacio lento, quasi pauroso all’inizio, poi sempre più vorace. La lingua di Don Alfredo invase la bocca del ragazzo, esplorandola con autorità.
«Togliti i pantaloni, figliolo,» mormorò contro le labbra di Marco. «Voglio vederti.»
Con le mani che tremavano, Marco si abbassò i jeans e i boxer insieme. Il suo cazzo già duro schizzò fuori, giovane, liscio, con la cappella lucida di precum. Don Alfredo sorrise, avvolgendolo con una mano callosa.
«Che bel cazzetto duro… hai tenuto tutto per me, eh?»
«Sì… padre…» sussurrò Marco, arrossendo.
L’uomo si inginocchiò lentamente, nonostante l’età, e prese in bocca il giovane membro fino in fondo in un solo movimento. Succhiò con fame, la lingua che girava intorno al glande, una mano che massaggiava i testicoli tesi. Marco gemette, le mani nei capelli bianchi del prete.
«Cazzo… padre… è troppo bello…»
Dopo qualche minuto Don Alfredo si alzò, si abbassò i pantaloni della tuta. Il suo cazzo era grosso, venoso, più scuro, con una cappella spessa già bagnata. Era semieretto ma diventò completamente duro mentre lo masturbava davanti al ragazzo.
«Girati. Appoggiati al divano.»
Marco obbedì, offrendo il culo liscio e pallido. Don Alfredo sputò sulla mano e iniziò a stropicciare il buchetto rosa e vergine con due dita.
«Hai mai messo qualcosa qua dentro?» chiese con voce roca.
«Solo… le dita… pensando a lei, padre.»
«Bravo ragazzo.»
Spinse un dito dentro, poi due, aprendolo con pazienza mentre Marco ansimava e spingeva indietro. Quando sentì il buco abbastanza morbido, Don Alfredo appoggiò la grossa cappella contro l’entrata.
«Respira. Lasciami entrare.»
Con una spinta lenta ma decisa affondò la cappella oltre lo sfintere. Marco strinse i denti, un gemito di dolore misto a piacere.
«Ahh… è grosso… padre… mi spacca…»
«Shh… bravo, rilassati. Prendilo tutto.»
Centimetro dopo centimetro il cazzo maturo entrò nel culo stretto del diciottenne. Quando le palle del prete toccarono quelle di Marco, entrambi sospirarono.
Don Alfredo iniziò a muoversi, prima piano, poi sempre più forte. Il rumore osceno della carne che sbatteva riempiva la stanza: slap… slap… slap…
«Ti piace farti fottere dal tuo parroco, eh? Dimmi.»
«Sì… cazzo sì… mi piace da morire… più forte, padre…»
L’uomo afferrò i fianchi del ragazzo e cominciò a martellarlo sul serio. Il cazzo entrava e usciva quasi del tutto, dilatando il buchetto rosa che ormai era rosso e luccicante di saliva e precum. Ogni spinta faceva tremare le natiche di Marco.
«Toccati mentre ti scopo,» ordinò.
Marco obbedì, masturbandosi furiosamente mentre veniva inculato. Il prete gli mordeva il collo, respirando pesante.
«Sto per venire dentro di te, Marco… vuoi il mio seme nel culo?»
«Sì! Riempimi, padre… ti prego…»
Con un grugnito profondo Don Alfredo spinse fino in fondo e scaricò potenti getti caldi dentro l’intestino del ragazzo. Marco venne quasi nello stesso istante, schizzando sul divano mentre il suo buco si contraeva intorno al cazzo pulsante del vecchio.
Rimasero così qualche secondo, ansimanti, uniti.
Don Alfredo uscì lentamente, guardando il buco aperto e rosso che stillava sperma bianco.
«Sei mio adesso,» sussurrò baciandogli la nuca.
Marco, ancora tremante, sorrise.
«Ogni volta che vuole, padre… ogni sera in oratorio.»
La porta rimase chiusa ancora a lungo.
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